Incontro sul Cambiamento Climatico e il Futuro della Laguna di Venezia
Le Sfide del Cambiamento Climatico nella Laguna di Venezia
Lo avevamo promesso ai nostri lettori presentando l’incontro sul cambiamento climatico nella Laguna di Venezia tenutosi a Palazzo Franchetti nell’articolo dell’11 giugno, Crisi Climatica a Venezia: Insieme per Salvare la Laguna: «Seguirà nei primi giorni un report dettagliato di tutte le faccende importanti di questo incontro che ©AmoVenezia_ProjectLAB ha ascoltato e che ritiene scientificamente e socialmente prioritario divulgare con ogni possibilità e con ogni modalità creativo-laboratoriale».
Onoriamo quell’impegno trasformando la parola parlata in memoria scritta, valorizzando le analisi e i dati promossi dal CSRC (Climate Change Research Centre). Crediamo fermamente che queste informazioni vadano diffuse capillarmente per il bene della comunità internazionale, stimolando la condivisione e la contaminazione attiva tra gli HUB lagunari che ogni giorno respirano e tutelano questo straordinario e fragile ecosistema. Ecco, allora, l’inchiesta e il report dettagliato promessi.


Incontro sul Cambiamento Climatico e il Futuro della Laguna di Venezia
- 1. Saluti introduttivi e il ruolo del CSRC per la Laguna di Venezia
- 2. Introduzione ai filoni sul cambiamento climatico lagunare
- 3. Il rapporto scuola-territorio nella sfida alla crisi climatica
- 4. Idee innovative dalla Climathon per la sostenibilità di Venezia
- 5. Le sfide del cambiamento climatico nella Laguna di Venezia (Prof. Lionello)
- 6. Il Venice Climate Assessment Report e l’adattamento climatico
- 7. Dibattito sul futuro dell’ecosistema lagunare e chiusura
1. Saluti introduttivi e presentazione del Centro (CSRC)
Intervento del Moderatore/Direttore: “Quasi due anni fa, direi nel 2024, abbiamo iniziato una serie di incontri insieme per Venezia. La Laguna è un tema in continua evoluzione, proprio come un viaggio attraverso quello che sta succedendo al nostro ambiente e attraverso le forme che il CSRC (Climate Change Research Centre) ha messo in piedi, coinvolgendo non solo gli scienziati, ma anche le istituzioni, il pubblico e tutti i cosiddetti stakeholder – termine che vuole un po’ includere tutti quanti.
Questo evento, organizzato assieme all’università, si conclude di fatto oggi. Segue la scuola che il nostro Centro ha organizzato per 25 studenti di dottorato e post-doc, rimasti qui fino a ieri con l’obiettivo di mettere insieme tutte le conoscenze disponibili su Venezia proprio per guardare al futuro.
La Laguna è un ambiente fortemente antropizzato da ormai 16 secoli; è sempre stata abituata a convivere in un equilibrio delicatissimo tra terra, acqua e l’essere umano, che l’ha modificata via via sempre di più. Ed è proprio in questo contesto che ci muoviamo assieme a questo Centro, nato veramente pochissimi anni fa, anzi, due anni fa. Un Centro che ha visto svilupparsi diverse attività, a partire dal Climate Assessment attualmente in corso, che vuole essere un vero e proprio rapporto sullo stato del clima della realtà veneziana e, soprattutto, su come potremo agire nel breve e nel lungo termine per mettere in atto un adattamento consapevole.
Il Centro è molto attivo e sta interessando anche molti privati, convinti della sua utilità. È formato dalle persone che vedete qui, molto attive nel coinvolgimento e nel coordinamento di tutte le attività poste in essere.
È quindi un grande piacere lasciare la parola a Silvia Rova, il motore di ‘grande cilindrata’ che muove tutta questa operazione logistica. Ringrazio Silvia e tutti i collaboratori del Centro per quello che stanno facendo, e vi ringrazio per introdurre questa giornata.”
2. Introduzione ai lavori e filoni della serata
Intervento di Silvia Rova: “Buonasera a tutti. Innanzitutto grazie di cuore per essere qui in questa serata, che vuole essere un momento di condivisione, di scambio e di dialogo tra noi – che con molta umiltà rappresentiamo la comunità scientifica – e la cittadinanza, insieme ai diversi portatori di interesse qui presenti.
La serata mette insieme tre filoni essenziali di lavoro, avviati e portati avanti dal Centro nel corso di quest’ultimo anno:
- Le nuove generazioni e la Laguna che cambia: Il racconto del lavoro svolto con le scuole e gli istituti del territorio. Abbiamo raccolto lo sguardo di alunni e alunne sulla Laguna e sui cambiamenti che sta subendo.
- I progetti nati dalla Climathon: Presenteremo alcune delle idee nate durante la Climate Hack di ottobre dell’anno scorso, una maratona di idee a tema Climate Change per trovare soluzioni innovative. Alcuni di questi progetti hanno proseguito con un percorso di innovazione e sviluppo in collaborazione con altri enti.
- Il Venice Climate Assessment Report: Un’iniziativa propria del CSRC. Si tratta di un report di valutazione del clima di Venezia, un processo in divenire aperto alla cittadinanza. Per introdurre questo importantissimo sforzo scientifico e partecipativo, abbiamo l’onore di avere con noi il professor Piero Lionello dell’Università del Salento, che terrà un intervento sulle sfide dei cambiamenti climatici a Venezia.
Detta la scaletta della serata, inizierei con la sostanza e invito qui Giovanna Barzanò, coordinatrice della rete Intercultura/Futures, e Simonetta Boscolo Nale, dirigente scolastica dell’Istituto Chioggia 4 di Sottomarina.
3. Primo Filone: La scuola e il rapporto con il territorio
Intervento di Giovanna Barzanò e Simonetta Boscolo: “Buonasera a tutti. Con questi istituti scolastici – l’Istituto Enrico Mattei, l’Istituto Morosini di Venezia e l’Istituto Chioggia 4 – e con il nostro contributo scientifico, sono stati portati avanti due progetti di natura scientifica e interattiva, che hanno portato alla produzione di un video finale che proietteremo questa sera in anteprima.
Accogliendo l’invito di Silvia Rova nato nell’ambito della nostra rete nazionale di scuole, ci siamo chieste che cosa fare per introdurre una riflessione sul cambiamento climatico e attivare un reale rapporto scuola-territorio. Abbiamo scartato le soluzioni basate su laboratori fini a se stessi per progettare un’avventura che potesse dare ai ragazzi il senso di essere attivi sul territorio, e non semplicemente destinatari di un’azione verticale. Purtroppo capita spessissimo che i ragazzi non percepiscano di poter avere un ruolo attivo.
Abbiamo unito tre scuole della città metropolitana di Venezia (tra cui Chioggia e Sottomarina) che si trovano in posizioni geografiche interessanti per fare un confronto. Abbiamo pensato di usare lo sguardo dei ragazzi, in particolare di tre classi prime della scuola primaria, perché la prima elementare rappresenta il primo contatto ufficiale del cittadino con l’istituzione. Volevamo dare a questi ragazzi l’idea di lavorare in modo parallelo: ‘Guardate, non siete soli, siamo in tanti’. Abbiamo creato un futuro di esploratori. I bambini hanno lavorato sul filmato, commentando, scegliendo la musica o la sequenza delle scene, capendo che il risultato finale è la sintesi delle idee di tutti.
Se vogliamo educare al cambiamento climatico, la prima cosa da fare con i bambini è insegnare a osservare il territorio. Tra l’altro, la letteratura scientifica ed educativa su questo tema è cambiata in modo cruciale negli ultimi dieci anni. Fino a poco tempo fa si parlava solo di comportamenti individuali (e.g. non buttare la plastica). Oggi si è scoperto che servono fenomeni partecipativi più complessi. La scuola è un regno che ha bisogno di trovare un canale di dialogo convincente con gli esperti e con il mondo scientifico. Questi ragazzini di sei anni rappresentano un investimento sul futuro, ed è per loro che bisogna guardare avanti.”
4. Secondo Filone: Idee innovative dalla Climathon
Gruppo GAIA
“Il gruppo Gaia si è formato unendo due sottogruppi che avevano presentato un progetto simile. L’elemento d’unione era il lavoro sulla Laguna e sulle ansie che derivano dai cambiamenti climatici per chi abita questo habitat. Tutti ricordiamo la tempesta dell’acqua granda nel 2019; quella notte Venezia è stata sommersa, molti hanno perso la casa o le attrezzature. Chiunque vivesse a Venezia si è accorto di quanto fosse fragile la sfida abitativa.
Ci siamo detti che una maggiore conoscenza e consapevolezza sia lo strumento migliore per affrontare le ansie del futuro. Vogliamo riunire le persone che già lavorano sul territorio (pulizia dei fossi, salvaguardia, ricerca) per mantenere e manifestare la biodiversità.
La nostra soluzione è creare una piattaforma web/digitale per unire le associazioni del terzo settore, le fondazioni, le categorie e i giovani. Un portale per incontrarsi, condividere progetti comuni sulla biodiversità e trovare finanziamenti (anche tramite crowdfunding), offrendo servizi digitali di comunicazione e marketing. Vogliamo superare la complessità burocratica e strutturare un ente associativo prossimo alla cittadinanza veneziana, creando un’infrastruttura sociale sul territorio. Questo comparto si inserirebbe in uno spazio quotidiano e circolare, creando un progetto pilota che metta a sistema risorse, associazioni e giovani professionisti della sostenibilità.”
R: “Siamo alla fase preliminare. Abbiamo delineato la struttura dell’associazione; ora dobbiamo applicarla al progetto pilota, contattando le realtà locali per fare rete, unendo la narrazione e l’uso consapevole delle risorse della Laguna.”
Gruppo Santa Marta e Sardine
“La nostra idea nasce dall’esigenza di vedere Venezia con occhi nuovi, come un luogo in cui si può fare innovazione. Questo è più facile nelle zone periferiche della città, che hanno meno vincoli ambientali e paesaggistici. Il progetto ha due aspetti: una partecipazione dal basso (grassroots participation) con gli abitanti – abbiamo scelto Santa Marta come zona sperimentale – e lo studio delle nuove tecnologie.
Vogliamo creare un sistema di rivegetalizzazione urbana, come si fa in molte capitali europee (ad esempio a Parigi), riportando il verde nei quartieri. Questo avverrà attraverso la progettazione di pannelli verticali per creare orti partecipati, capaci di migliorare il microclima delle abitazioni esposte al freddo d’inverno e al caldo d’estate. È un’idea basata su pannelli solari verticali e nuove tecnologie che integrano l’aspetto ambientale con quello sociale. È stata un’bellissima esperienza di scambio intergenerazionale all’interno del gruppo.”
5. Intervento Scientifico: Le Sfide dell’Adattamento Climatico per Venezia
Relazione del Prof. Piero Lionello (Università del Salento):
“Grazie Silvia. Recentemente è uscito un nostro articolo su una rivista scientifica specialistica che ha avuto una notevole risonanza nei media a livello planetario (Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti, Inghilterra). Questo mostra il valore iconico e rappresentativo che Venezia ha nell’immaginario collettivo globale.
Purtroppo, a causa dei titolisti dei giornali, lo studio è stato spesso travisato con titoli provocatori del tipo ‘Venezia deve essere spostata’. Ovviamente non è così. Il senso della ricerca è confrontare le diverse strategie con cui la società e i veneziani possono affrontare il cambiamento climatico – in particolare l’aumento del livello del mare – individuandone caratteristiche e limiti di applicabilità. La scienza non deve dire in modo autoritario cosa fare, ma offrire a cittadini e decisori politici gli elementi scientifici per prendere decisioni fondate.
Il livello del mare aumenterà, ma non siamo in grado di dire con assoluta certezza di quanto entro la fine del secolo per due motivi:Attualmente il Mose funziona e sta facendo ciò per cui è stato progettato. Tuttavia, il limite oggettivo del Mose non è la tenuta della singola marea eccezionale, ma la frequenza e la durata delle chiusure necessarie con l’innalzamento del mare. Se il livello medio del mare salisse di 75 centimetri, nelle condizioni attuali il Mose dovrebbe rimanere chiuso per sei mesi all’anno, concentrati tra l’autunno e l’inizio della primavera. A quel punto la prospettiva cambia: non si tratterebbe più di decidere quando chiudere la Laguna per un evento eccezionale, ma quando aprirla. Una situazione quotidiana, quasi permanente, per la quale il Mose non è stato strutturalmente concepito e che creerebbe enormi problemi agli ecosistemi, alla portualità e alla vita quotidiana.
- Non conosciamo l’evoluzione futura delle emissioni globali di gas serra, che dipende da fattori tecnologici, socio-economici e politici globali.
- Esistono forti fattori di incertezza fisica, come il potenziale collasso catastrofico delle calotte glaciali (in particolare in Antartide). Sebbene definito ‘improbabile ma plausibile’, uno scenario di crollo dei poli potrebbe portare a livelli terrificanti nel lungo termine.
Macro-strategie di adattamento mappate dallo studio:
| Strategia | Approccio | Descrizione e Limiti |
|---|---|---|
| Opzione Azzurra | Conservativo | Uso del Mose ed estensione funzionale con interventi locali (es. innalzamento Piazza San Marco). |
| Opzione Verde | Trasformativo | Creare difese interne (polder/green dyke) isolando il centro storico dal resto della Laguna. |
| Lago Costiero | Laguna Chiusa | Diga continua lungo il litorale. La Laguna perde le maree e diventa d’acqua dolce/salmastra. |
| Opzione Marrone | Abbandono | Ritirata strategica o ricollocazione del patrimonio (es. modello New Orleans). |
Con il passare del tempo e l’aumento del livello del mare, la nostra libertà di scelta diminuirà e le opzioni diventeranno obbligate. Dobbiamo decidere quali valori vogliamo preservare: la Venezia che conosciamo ora, una Venezia frammentata, o una città completamente separata dalla sua Laguna?
In passato la gestione della Laguna è stata una questione puramente veneziana. Oggi, sia le forze macro-climatiche globali, sia le risorse economiche necessarie per questi interventi, sono al di fuori del controllo locale. Dobbiamo prepararci adesso, perché 50 anni volano e le decisioni vanno prese oggi.”
6. Terzo Filone: Il Venice Climate Assessment Report
Intervento conclusivo di Silvia Rova: “Raccolgo le riflessioni del professor Lionello per spiegarvi la proposta del nostro Centro (CSRC) per prendere in mano il problema. Vogliamo lanciare il Venice Climate Assessment Report: uno sforzo scientifico di sintesi che metta insieme le conoscenze interdisciplinari disponibili e le renda fruibili e comprensibili ai decisori politici e alla cittadinanza, traducendo il linguaggio accademico.
Il cambiamento climatico a Venezia non è solo acqua alta; include ondate di calore ed eventi meteo estremi. È un problema complesso che richiede una presa di coscienza della comunità locale. Esistono già modelli simili su scala internazionale e locale (come l’IPCC). Venezia vuole essere il primo caso studio locale in Italia a creare un rapporto di valutazione partecipato.
I nostri tre obiettivi sono: la valutazione integrata delle conoscenze e degli impatti socio-economici, il coinvolgimento diretto della popolazione al di fuori della ‘torre d’avorio’ accademica, e la messa in relazione dei saperi empirici di chi lavora sul territorio (pescatori, agricoltori di Sant’Erasmo). Il report adotterà un approccio multiscala, focalizzato sulla Laguna ma inserito nel bacino idrografico e dell’Alto Adriatico. Inoltre, grazie all’informatico Luca Brandieri, stiamo costruendo un meta-database interoperabile per l’accesso ai dati territoriali.”
Tempistiche del progetto (Orizzonte di 3 anni):
- •Primavera 2026: Definizione partecipata delle linee guida (outline).
- •Autunno 2026: Formazione del gruppo di autori scientifici e avvio della raccolta informazioni.
- •Estate 2027: Scrittura dei primi capitoli e avvio del processo di peer-review.
- •Autunno 2028: Lancio ufficiale del rapporto finale.
Vi chiediamo di rimanere coinvolti iscrivendovi alla nostra newsletter sul sito internet. Vi verrà chiesto su quale livello desiderate contribuire (ricevere informazioni, partecipare ai laboratori, condividere conoscenze o co-progettare scenari). La chiamata per la comunità scientifica si è appena chiusa; da oggi inizia ufficialmente la chiamata per la comunità locale. Apriamo ora lo spazio alle domande e al dibattito.
7. Dibattito e Chiusura
Risposta del Prof. Piero Lionello: “Esatto. Quando l’aumento del livello del mare diventa dell’ordine dei metri, il problema non è più circoscritto al centro storico. Diventa un problema di gestione di un’intera area costiera che va da Monfalcone a Ravenna. Se si sceglie di proteggere solo il nucleo storico (creando un polder o un ‘lake’ artificiale per Venezia e Murano), il resto del territorio lagunare e litoraneo verrebbe lasciato evolvere naturalmente o sommerso. Sono scelte di valore enormi che la società deve discutere.”
Risposta del Prof. Piero Lionello: “Esiste già una consolidata tradizione nella comunità scientifica di rivolgersi ai decisori politici tramite i ‘Summary for Policy Makers’. Le istituzioni sono consapevoli del problema generale. Recentemente anche l’UNESCO e altri organismi internazionali hanno espresso chiaramente che questi scenari dipendono da scelte di valori. Il ruolo dello scienziato non è sostituirsi alla politica, ma mostrare chiaramente le conseguenze. Spetta poi alla società civile e ai decisori agire.”
Intervento di Giovanna Barzanò: “C’è un profondo bisogno di una divulgazione migliore e più efficace che crei un ponte tra gli scienziati, i cittadini e la scuola. Dobbiamo superare la didattica tradicional, portare esempi concreti e coinvolgere gli insegnanti in un programma a lungo termine per dare strumenti di comprensione critica ai cittadini.”
Silvia Rova: “Vi ringrazio di cuore. Ringrazio chi ha parlato, chi ha ascoltato e chi ha condiviso i propri pensieri. Vi chiedo di continuare a seguire il nostro percorso nei mesi a venire. Buona serata a tutti.”
